Le fave di Pollutri


Mancano pochi giorni all’antichissimo rito della cottura delle fave, a Pollutri, provincia di Chieti, nell’entroterra vastese.
Il culto di San Nicola a Pollutri è profondamente radicato nella popolazione: al Santo patrono vengono dedicate, nel corso dell’anno, due feste: la prima domenica di maggio, a ricordo dell’arrivo delle reliquie a Bari, e il 6 dicembre, giorno natale del santo. Secondo la tradizione San Nicola avrebbe salvato la gente di Pollutri, durante una terribile carestia, moltiplicando miracolosamente un pugno di fave e riuscendo così a sfamare tutti. Da allora, ogni anno, a ricordo dell’avvenimento, la sera del 5 dicembre, sul sagrato della chiesa del SS. Salvatore, vengono predisposti diversi calderoni in cui vengono lessate le fave. Con l’accensione del fuoco inizia una bella sfida tra gli “attizzatori “, sostenuti dall’entusiasmo popolare, per far arrivare ad ebollizione per prima la propria caldaia. Le fave, appena pronte, vengono poi distribuite a tutti i presenti.
Grazie per la segnalazione al professore Gabriele Di Francesco, docente all’Università di Chieti/Pescara e profondo conoscitore delle tradizioni abruzzesi.
Un saluto anche al presidente della Pro Loco di Pollutri, Giuseppe D’Attilio, con l’augurio da parte di GEPLI che vada a buon fine il suo progetto di dotare l’associazione di un proprio giornale, dal titolo già individuato Pollutro Magazine.

La bruschetta


Riprendiamo, dal numero di novembre de La voce di Frascati e Colli Albani, la poesia “La bruschetta”.
Il vernacolo è quello romanesco, ma facilmente comprensibile anche ai non laziali.
Il componimento, autore Marco Biffani, illustra il fascino e la bontà della bruschetta, un alimento semplice e conosciuto a tutti che si distingue per la qualità eccelsa dei singoli componenti: il pane e l’olio.
Per ulteriori approfondimenti sullo scrittore Marco Biffani il sito è: http://www.marcobiffani.it/
Il sito della Pro Loco di Frascati è invece: http://www.prolocofrascati.com/

LA BRUSCHETTA
Na vorta ar contadino je bastava
er pane secco e l’ojo dell’olive
per smorzaje la fame sur lavoro
quanno se raccojeva er pommidoro..
“Fettunta” la chiameno In Toscana
“soma d’aj” a due fette ner Piemonte
“fedda ruscia” all’origano in Calabbria
e artrove la battezzano “panunto”.
C’è chi dice che ha preso la parola
dalla spazzola usata pei cavalli,
ma er vocabbolo viè da abbrustolita
o “bruscata” sur foco della brace
sulla piastra purchè sia bella calla
ma puro ar forno e ner sartapicchio.
È l’effetto de Marte sulle fette
de pane casereccio, a daje er nome.
Ma lassamo sto sfoggio de curtura
e passamo in cucina. Alla sostanza.
Tu strusci l’ajo crudo sulle facce
rese ruvide proprio dar calore
è sano e va sfregato a farabbutto
perché je dia quer pizzico orientale.
Un pò de sale non sta affatto male
e un filo d’ojo passi poi sur tutto,
d’oliva, l’estravergine, ch’è er mejo
der Paese der sole e anco d’er mare.
Semplicità, carattere italiano
è colore, salute e dà sostanza,
della campagna nostra ci’ha er profumo.
Ambasciatrice io vedo la “bruschetta”,
der magnare italiano è icona giusta
fatto de gusto sogni e fantasia
che ner Mediterraneo ci’ha la culla
ed è er cibbo più sano che ce sia.

Marco Biffani

“Un’avventura”: ciak a Tiggiano

Si gira un nuovo film a Tiggiano: ne dà notizia l’articolo in prima pagina sul numero d’ottobre del 39° Parallelo, il bimestrale della Pro Loco della bella località salentina.
La troupe del regista Marco Danieli fra settembre ed ottobre è al lavoro per girare il film “Un’avventura”, con protagonisti Michele Riondino e Laura Chiatti.

Commedia romantica ambientata negli anni Settanta, con la musica di Mogol e Battisti a segnare l’epoca, la pellicola di Danieli avrà come location anche altre località salentine, fra cui Tricase e Lecce.
A Tiggiano in particolare sarà sfruttata come “location” la stazione ferroviaria, che evidentemente conserva intatta l’ambientazione anni Settanta.
Complimenti a Tiggiano, località che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare in occasione del recente raduno dei giornali di Pro Loco.

Centocinquanta chili di cassata


Oltre centocinquanta chili di cassata suddivisa in oltre seicento porzioni. Si è concluso così, domenica 2 settembre, l‘incontro con la pasticceria artistica siciliana. Ecco la cronaca di quanto successo domenica 2 settembre, in quel di Castroreale, e che abbiamo potuto seguire in diretta, sul gruppo what’s up GEPLI, tramite i nostri corrispondenti Mariella Sclafani e Domenico Interdonato.
La manifestazione, ideata dall’Associazione “L’Aquilone” Onlus di Messina, si è svolto in sinergia con la Pro Loco “Artemisia” di Castroreale, l’Associazione culturale “Duciezio” Maestri pasticceri siciliani, le aziende “Zappalà Orgoglio di Sicilia” e “Canditfrucht”, e con la partecipazione straordinaria di Alex Caminiti, artista messinese di fama internazionale.
Alle 17,30 dopo i saluti istituzionali, c’è stata l’apertura dei lavori con il giornalista Domenico Interdonato, che ha presentato l’evento dedicato alla Sicilianità, all’Arte e al Sociale. Nel salotto culturale creato in piazza, Interdonato ha realizzato diverse interviste, fra cui di nostro maggiore interesse quelle a Mariella Sclafani, che ha ricordato la grande mole di lavoro svolta durante la partecipazione al concorso nazionale “Borgo dei Borghi”, e a Maria Miano presidente della Pro Loco Artemisia, la quale si è soffermata a far conoscere le attività della Pro Loco, soffermandosi sul Castroreale Jazz Festival, che quest’anno ha raggiunto la maggiore età, 18 anni di successi e di grandi soddisfazioni.
Intorno alle ore 20 un sentito applauso ha scandito l’ultimazione dei lavori di pasticceria. Sono seguite le foto di rito e la distribuzione dei 150 chili di cassata, prima ai bambini e poi a tutti gli altri. L’attesa è stata premiata dalla bontà; in pochi minuti i volontari hanno distribuito oltre 600 porzioni del tipico dolce.

Due ragazzi e una sirena

Testo di Riccardo Milan, dal suo blog di enogastronomia Allappante

La mania della lettura mi conduce spesso a fare strani incontri. Anni fa, ad un bookcrossing, ho preso un romanzo breve, di autore sconosciuto, editore idem; nel titolo c’era una sirena, forse “Fra le code della sirena”. Era una storia d’amore fra due giovani ebrei negli anni finali della Seconda Guerra Mondiale. No, non una storia di lager, ma semmai un a storia di cui non conoscevo neppure l’esistenza: la presenza di un campo d’accoglienza di ebrei a Santa Maria di Leuca, fra il 1942 e il1947. Gli ebrei furono portati là dalla fortuna, mantenuti dall’Unrra, aiutati dalla popolazione locale e dai poteri succedutesi in quei mesi e poi imbarcati per Israele. Non fu torto loro un capello, semmai condivisero la fame e la miseria dell’epoca con i nostri connazionali del Sud, estremo sud.

La storia? Sì, una storiella di amore, un romanzo di formazione… semmai ad interessarmi fu questo episodio della Seconda Guerra Mondiale, questa scheggia di storia minore; la mentalità; lo scontro fra mentalità; il mescolamento delle nazioni nel campo (ebrei albanesi, greci, ungheresi, italiani…). L’ho letto, ma poi l’ho rimesso in un altro bookcrossing. A casa non ho più spazio.

Anni dopo, giorni fa, sono finito davvero a Santa Maria di Leuca, ad un incontro di giornalisti, giornalisti legati alla piattaforma Gepli (giornali editati dalle pro loco italiane, così si scioglie l’acronimo). Ospiti delle pro loco di Tiggiano e di Santa Maria di Leuca. Ottime e preparate persone. E fra un lavoro ed un altro, una visita guidata ed una passeggiata… ho visto i luoghi del romanzo, della storia d’amore: la colonia sotto il faro. Oggi abbandonata. Dove dormivano i ragazzi. Ho visto la bella villa in stile neoclassico dove dormivano i genitori. Vicino a cui ci sono oggi le altre belle ville di Leuca e l’albergo dove ho dormito (carino) e la sede della Pro Loco, dove abbiamo discusso di piccoli successi e di problemi dell’editoria minore. E dove una mostra di foto ci ha parlato e mi ha parlato ancora di questo pezzo di storia dimenticato. Ho visto le casette sul mare, dove i nobili ottocenteschi facevano il bagno al riparo dal sole. E dove i due ragazzi si baciano per la prima volta. Ho viso anche la grotta degli innamorati, dove si entra a nuoto, metro dopo, fino ad una grotta interna illuminata, dove ci sono alcune piccole, raccolte spiaggette, “da innamorati” appunto. Altro passo del romanzo che ora ricordo in parte

Ricordo meglio, ovviamente, le due belle giornate del convegno Gepli, di cui scriverò più diffusamente su “Paese Mio”. Qui, per accontentare i miei golosi amici, riporto solo la bellezza dei luoghi (che consiglio), il profumo dei vini salentini; i sapori delle verdure, fra cui delle curiose carote colorate, le pastinache; l’olio ovviamente; e dei cetrioli-meloni che ho portato a mia madre per un esame approfondito. Che dire d’altro? Che il sud del Sud è il luogo ideale per vivere un amore. Magari in bassa stagione, però: mi dicono che d’estate (luglio – agosto) anche la grotta degli innamorati sia assai affollata!

Riccardo Milan, direttore di Paese Mio