Centocinquanta chili di cassata


Oltre centocinquanta chili di cassata suddivisa in oltre seicento porzioni. Si è concluso così, domenica 2 settembre, l‘incontro con la pasticceria artistica siciliana. Ecco la cronaca di quanto successo domenica 2 settembre, in quel di Castroreale, e che abbiamo potuto seguire in diretta, sul gruppo what’s up GEPLI, tramite i nostri corrispondenti Mariella Sclafani e Domenico Interdonato.
La manifestazione, ideata dall’Associazione “L’Aquilone” Onlus di Messina, si è svolto in sinergia con la Pro Loco “Artemisia” di Castroreale, l’Associazione culturale “Duciezio” Maestri pasticceri siciliani, le aziende “Zappalà Orgoglio di Sicilia” e “Canditfrucht”, e con la partecipazione straordinaria di Alex Caminiti, artista messinese di fama internazionale.
Alle 17,30 dopo i saluti istituzionali, c’è stata l’apertura dei lavori con il giornalista Domenico Interdonato, che ha presentato l’evento dedicato alla Sicilianità, all’Arte e al Sociale. Nel salotto culturale creato in piazza, Interdonato ha realizzato diverse interviste, fra cui di nostro maggiore interesse quelle a Mariella Sclafani, che ha ricordato la grande mole di lavoro svolta durante la partecipazione al concorso nazionale “Borgo dei Borghi”, e a Maria Miano presidente della Pro Loco Artemisia, la quale si è soffermata a far conoscere le attività della Pro Loco, soffermandosi sul Castroreale Jazz Festival, che quest’anno ha raggiunto la maggiore età, 18 anni di successi e di grandi soddisfazioni.
Intorno alle ore 20 un sentito applauso ha scandito l’ultimazione dei lavori di pasticceria. Sono seguite le foto di rito e la distribuzione dei 150 chili di cassata, prima ai bambini e poi a tutti gli altri. L’attesa è stata premiata dalla bontà; in pochi minuti i volontari hanno distribuito oltre 600 porzioni del tipico dolce.

Due ragazzi e una sirena

Testo di Riccardo Milan, dal suo blog di enogastronomia Allappante

La mania della lettura mi conduce spesso a fare strani incontri. Anni fa, ad un bookcrossing, ho preso un romanzo breve, di autore sconosciuto, editore idem; nel titolo c’era una sirena, forse “Fra le code della sirena”. Era una storia d’amore fra due giovani ebrei negli anni finali della Seconda Guerra Mondiale. No, non una storia di lager, ma semmai un a storia di cui non conoscevo neppure l’esistenza: la presenza di un campo d’accoglienza di ebrei a Santa Maria di Leuca, fra il 1942 e il1947. Gli ebrei furono portati là dalla fortuna, mantenuti dall’Unrra, aiutati dalla popolazione locale e dai poteri succedutesi in quei mesi e poi imbarcati per Israele. Non fu torto loro un capello, semmai condivisero la fame e la miseria dell’epoca con i nostri connazionali del Sud, estremo sud.

La storia? Sì, una storiella di amore, un romanzo di formazione… semmai ad interessarmi fu questo episodio della Seconda Guerra Mondiale, questa scheggia di storia minore; la mentalità; lo scontro fra mentalità; il mescolamento delle nazioni nel campo (ebrei albanesi, greci, ungheresi, italiani…). L’ho letto, ma poi l’ho rimesso in un altro bookcrossing. A casa non ho più spazio.

Anni dopo, giorni fa, sono finito davvero a Santa Maria di Leuca, ad un incontro di giornalisti, giornalisti legati alla piattaforma Gepli (giornali editati dalle pro loco italiane, così si scioglie l’acronimo). Ospiti delle pro loco di Tiggiano e di Santa Maria di Leuca. Ottime e preparate persone. E fra un lavoro ed un altro, una visita guidata ed una passeggiata… ho visto i luoghi del romanzo, della storia d’amore: la colonia sotto il faro. Oggi abbandonata. Dove dormivano i ragazzi. Ho visto la bella villa in stile neoclassico dove dormivano i genitori. Vicino a cui ci sono oggi le altre belle ville di Leuca e l’albergo dove ho dormito (carino) e la sede della Pro Loco, dove abbiamo discusso di piccoli successi e di problemi dell’editoria minore. E dove una mostra di foto ci ha parlato e mi ha parlato ancora di questo pezzo di storia dimenticato. Ho visto le casette sul mare, dove i nobili ottocenteschi facevano il bagno al riparo dal sole. E dove i due ragazzi si baciano per la prima volta. Ho viso anche la grotta degli innamorati, dove si entra a nuoto, metro dopo, fino ad una grotta interna illuminata, dove ci sono alcune piccole, raccolte spiaggette, “da innamorati” appunto. Altro passo del romanzo che ora ricordo in parte

Ricordo meglio, ovviamente, le due belle giornate del convegno Gepli, di cui scriverò più diffusamente su “Paese Mio”. Qui, per accontentare i miei golosi amici, riporto solo la bellezza dei luoghi (che consiglio), il profumo dei vini salentini; i sapori delle verdure, fra cui delle curiose carote colorate, le pastinache; l’olio ovviamente; e dei cetrioli-meloni che ho portato a mia madre per un esame approfondito. Che dire d’altro? Che il sud del Sud è il luogo ideale per vivere un amore. Magari in bassa stagione, però: mi dicono che d’estate (luglio – agosto) anche la grotta degli innamorati sia assai affollata!

Riccardo Milan, direttore di Paese Mio

Cosa sono gli s’cios?


Al via in questi giorni, a Quero, provincia di Belluno, l’edizione numero 40 della Sagra degli S’cios.
Ne dà notizia Il Tornado, il bel quindicinale edito dalla Pro Loco di Fener, e diffuso nei comuni di Alano di Piave, Quero Vas e Segusino.
Ma cosa sono questi s’cios? Penso che, al di fuori di queste valli, quel termine dialettale sia completamente sconosciuto. Ma se guardiamo la locandina, la curiosità viene subito soddisfatta: gli s’cios sono le lumache, o chiocciole che dir si voglia.
Dal sito della Pro Loco di Quero ecco alcune notizie sull’uso alimentare delle lumache.

Lo S’cios… ovverossia La lumaca….in cucina!

La lumaca (in italiano toscaneggiante “chiocciola”) raggiunge la velocità massima di 4 metri al minuto, ma la sua luccicante traccia segue l’evoluzione dell’uomo fin dalla scoperta del fuoco in poi. È invero improbabile che fosse molto appetibile cruda!
Esse era apprezzate dai Greci e dai Romani; nel trattato di cucina di Apicio, che spurgava le lumache nel latte per diversi giorni prima della cottura, fino a quando si erano gonfiate tanto da non poter rientrare nel guscio, si trovano quattro ricette dedicate alle lumache che egli friggeva ed arrostiva servendole con varie salse
Nel medioevo ebbero la loro importanza perché considerate un cibo “di magro”, ma è indubbio che in tutti i tempi esse sono rimaste un cibo apprezzato dai contadini.
All’inizio dell’Ottocento esse rientrano nella cucina francese come prelibatezze e la ricetta della lumaca alla bourguignonne è già diffusa nel 1840.
In Italia la lumaca è apprezzata in ogni regione ognuna delle quali ha una sua ricetta base per cucinarle (generalmente in umido o trifolate, con o senza pomodoro), al fine di ricavarne un buon sugo con cui accompagnare la polenta o il pane.
La lumaca più conosciuta ed apprezzata è la grande Helix pomatia. In specie nella sua varietà alpina, assai rinomata, che trova nei massicci calcarei delle Alpi e dell’Appennino l’ambiente ideale di vita e di sviluppo. Detta anche “vignaiola bianca” (in Francia gros blanc o escargot de Bourgogne), la pomatia ha carne bianca e raffinata ed è diffusa in tutta l’Europa centrale. In Italia è consumata soprattutto nelle regioni settentrionali. Nelle zone mediterranee, e nelle regioni italiane centro-meridionali (ma anche in Liguria), è molto popolare la più piccola Helix aspersa. Questa “chiocciola dei giardini” o “zigrinata” (“maruzza” nel trapanese, petit-gris per i francesi), è protagonista di molte sagre paesane e costituisce circa il 70% del patrimonio elicicolo dell’allevamento in Italia. L’Helix aperta o “cozza di terra”, di taglia medio-piccola, si trova in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Il gusto della sua carne delicata è assai apprezzato, al punto che in Puglia in genere si mangia cruda o appena arrostita sulla brace.
In Sicilia c’è una vera e propria cultura dello loro piccole lumache che vengono suddivise in tre categorie: babbaluci: quelle piccole, bianche e già aperte; attuppateddi: (chiuse, otturate) sempre quelle bianche, ma in letargo con l’opercolo; crastuni: quelle grosse scure. A Palermo il giorno di Santa Rosalia (14 luglio), zuppiere di babbalùci alla palermitana vengono servite anche sulle bancarelle dei mercati.
In commercio le lumache si trovano vive oppure, in scatola o congelate, già pronte per essere cucinate. Poiché la produzione europea non è sufficiente per soddisfare un consumo di circa 100.000 tonnellate (peso vivo) di lumache per la sola Francia, molte vengono importate da allevamenti della Cina. In genere si tratta di razze europee, ma bisogna stare attenti a non farsi rifilare come lumaca la Achatina fulica, lumaca africana di grosse dimensioni, del tutto priva di pregio e di valore culinario.
In Italia si va diffondendo l’allevamento della lumaca (elicicoltura) ed a Cherasco (CN) ha sede anche l’Istituto Internazionale di Elicicoltura. L’allevamento italiano viene effettuato all’aperto nel modo più naturale possibile in modo che la lumaca di una certa zona conservi tutte le caratteristiche organolettiche della lumaca allo stato naturale. In Francia si preferisce l’allevamento in serra, indubbiamente più artificiale e con alcuni inconvenienti (ad esempio il guscio che rimane troppo sottile e difficilmente usabile).

La lumaca, per tradizione, viene cucinata secondo ricette alquanto robuste, il che l’hanno fatta considerare un cibo indigesto. Invece, se cucinata ammodo, deve essere considerata un cibo facilmente digeribile. Cento grammi di carne contengono 13 grammi di proteine e solo 1,7 grammi di grassi, il che significa solo 67 calorie; sono quindi adatte per una alimentazione ipocalorica, se si sa risparmiare sui grassi di cottura!

Un giornale che viaggia


Un giornale che viaggia, La Serra, di cui vedete la copertina del numero in uscita in questi giorni.
Arriva in 20 diversi Stati, ci segnala l’editore che lo stampa, la Pro Loco della piccola Coreno Ausonio, provincia di Frosinone.
Particolarmente attiva la comunità corenese nell’Ohio (Stati Uniti), ove è presente, dal 1958, il club CIAC, Circolo Italo-Americano Corenese; qui di seguito il logo del club e la locandina di una loro serata per raccolta fondi.

Filastrocca

Febbraio 1961. Usciva, a Coreno Ausonio, il primo numero de “La Serra”.

In questo primo numero, in prima pagina, nello spazio di solito dedicato all’editoriale, una simpatica filastrocca, che ricorda i tanti luoghi ove arriverà il giornale, nato anche per tenere i contatti con i corenesi sparsi per il mondo.

Nel convegno Gepli 2018, da poco svoltosi nel Salento, erano presenti per rappresentare La Serra di Coreno Ausonio Pierangelo Tieri e Annamaria Lucciola. E proprio Annamaria ha con perfetta dizione letto la filastrocca, nello spazio del sabato pomeriggio dedicato agli interventi dei vari delegati.

La terrazza affacciata sul lungomare di Leuca, nella sede della Pro Loco

Qui di seguito il testo integrale della filastrocca:

E giro, giro tondo,
La Serra va per il mondo:
arriva tra gl’inglesi,
arriva in Canadà,
nei piccoli paesi
e nelle gran città.

Pensare che dal Maio
arriva nell’Ohio
arriva in Pensilvania,
Newrk, Broccolino,
in Svizzera, in Germania,
a Napoli e a Torino…

E poi non basta ancora!
E’ letta a Baltimora,
è letta in Argentina,
è letta in Westfalia,
letta non è in Cina,
ma è letta in Australia.

La leggono Prefetto
e Capo di Gabinetto;
la legge anche il Questore,
un sacco d’impiegati,
un solo Senatore
e trenta Deputati.

Insomma a farla breve,
col sole o con la neve,
si legge in ogni dove
perché racconta cose
che a tanti sembran nuove
e invece son curiose.

Leggendo i versi miei
LETTOR, tu ti ricrei.
E ciò naturalmente
perché ti fan contento,
Specie s’hai di recente
fatto l’abbonamento.

Il Menestrello

Tappa a Ruscio per la fiaccola di Santa Rita

Dalla newsletter della Pro Ruscio:

“La città di Cascia organizza ogni anno, nell’ambito dei festeggiamenti in onore della Santa Patrona di Cascia, un gemellaggio di pace con una città italiana o estera che è suggellato dall’accensione presso la località prescelta della Fiaccola della Pace, il cui rientro a Cascia è celebrato la sera del 21 maggio. Il Comitato Cascia per Santa Rita ha contribuito ad arricchire questa iniziativa trasformando il viaggio di ritorno simbolico verso Cascia in un cammino concreto, con delle tappe intermedie in alcune città umbre, e non solo, al fine di estendere il messaggio di pace ad altre comunità.
Quest’anno il gemellaggio e’ stato stretto con la citta’ di Kosice, in Slovacchia, dove nella nuova chiesa dedicata a S. Rita, è stata accesa la Fiaccola della Pace e del Perdono.
Per l’occasione, visti i rapporti di vicinanza ed amicizia con Ruscio e la Pro Ruscio, il Comitato Organizzatore, insieme al presidente Regionale del Coni Umbria Gen. Domenico Ignozza, ha deciso di effettuare un piccolo momento celebrativo anche a Ruscio. Giunta la fiaccola proveniente da Monteleone, verrà spiegato il suo significato, seguirà un piccolo saluto e la donazione di un cero come testimonianza del passaggio della fiaccola e del messaggio.
La cerimonia a Ruscio è prevista oggi, 21 maggio, alle ore 16,30. Un grande onore concesso al nostro piccolo paese, unica frazione ove si effettuera’ una sosta della Fiaccola!”