3000 auguri da Ruscio

Come Gepli accogliamo volentieri lo spunto che ci arriva dalla Pro Ruscio, tramite messaggio dell’amico Francesco Peroni. In un anno che è già stato importante per l’associazione, essendo stato quello del cinquantenario, al momento della formulazione degli auguri natalizi il presidente della Pro Ruscio, Vittorio Ottaviani, ha voluto ricordare che la pagina web con gli auguri è la tremillesima pagina del sito http://www.proruscio.it . La prima pagina del sito, con la stessa denominazione attuale, fu pubblicata il 25 ottobre 2004. Probabilmente anche in questo, come in tante altre iniziative, la Pro Ruscio ha fatto da battistrada.

Riportiamo alcuni passi del messaggio del presidente Ottaviani:
“Quale modo migliore per augurare a Consiglieri, Soci, Amici e Simpatizzanti di trascorrere, con gli affetti piu’ cari, un Sereno S. Natale e un Felice Anno Nuovo…. magari a Ruscio, se non dalla tremillesima pagina del nostro sito istituzionale? Un traguardo raggiunto davvero importante per un progetto che si propone il duplice obiettivo di mantenere vivo un “filo rosso” tra Ruscio e i Rusciari, ovunque essi siano, e di raccogliere e non mandare disperso nell’oblio, storie, tradizioni, notizie e immagini del nostro Ruscio. Uno strumento piu’ immediato e di maggior diffusione delle edizioni de “la Barrozza”, che per altro mantiene ancora il fascino della cara vecchia carta, che con tempestivita’ ci aggiorna delle notizie liete e talvolta tristi di Ruscio e dei Rusciari.
Al sito, nella primavera 2013, e’ stato affiancato anche il profilo facebook ufficiale della Pro Ruscio, con aggiornamenti giornalieri e il canale Youtube, proprio per incrementare le possibilita’ di contatto con l’Associazione.”

Molto ricca la biblioteca multimediale. Nei giorni scorsi è stato inserito il link per poter accedere a “Maddalena”, il video documentario pubblicato da Repubblica.it su Ruscio e sulla ripresa dopo il terremoto.

Città dell’Olio


La camminata fra gli olivi della scorsa domenica a Sant’Omero ci ha dato occasione di parlare del circuito delle Città dell’Olio. Sono ben 332 i comuni ed altri enti pubblici (Provincie, Camere di commercio, Gruppi di Azione Locale, Parchi), siti in territori nei quali si producono oli che documentino adeguata tradizione olivicola connessa a valori di carattere ambientale, storico, culturale rientranti in una Denominazione di Origine.
Nello specifico l’Associazione ha tra i suoi compiti principali quello di divulgare la cultura dell’olivo e dell’olio di oliva di qualità; tutelare e promuovere l’ambiente ed il paesaggio olivicolo; diffondere la storia dell’olivicoltura; garantire il consumatore attraverso la valorizzazione delle denominazioni di origine, l’organizzare eventi, l’attuazione di strategie di comunicazione e di marketing mirate alla conoscenza del grande patrimonio olivicolo italiano.
Quali sono le Città dell’Olio che vedono pure una presenza GEPLI? La risposta qui di seguito.
In Abruzzo, la già citata Sant’Omero.
In Toscana, Cinigiano.
In Puglia, Ruvo di Puglia ed Andria.

La strana storia della pesca Lenin

Lo spunto per la rubrica Piazze Amiche, su Cose Nostre di settembre, arriva da un libro che Roberto Savoiardo, corrispondente del giornale “Il paese” da Vezza d’Alba e cultore di storia locale, tratta nel suo ultimo libro: “La Merica sui bricchi – protagonisti, vicende e mercati dalla peschicoltura roerina”. Il bimestrale “Il paese”, inizialmente partito dalla Pro Loco di Magliano Alfieri, con le sue 1900 copie raggiunge i sette comuni della Sinistra Tanaro del Roero (provincia di Cuneo).

La curiosa storia della pesca “Lenin”
Siamo, con la nostra storia, nell’ultimo ventennio dell’800. Il posto è Vezza d’Alba. La coltura qui da sempre dominante, quella della vite, sta attraversando un periodo nero. Il marìn, il vento freddo del mare, è da diverse annate che imperversa, portando nelle vigne la maledizione della peronospora, a cui segue quella della fillossera. Le produzioni vinicole crollano. Migliaia di piccoli proprietari sono sul lastrico. L’unica speranza sembra essere l’emigrazione, nella Merica e nell’Argentina.
A Vezza d’Alba, un avvocato, Ettore Ferrio, appassionato agronomo, impianta in un suo fondo, in località Bricco San Martino, alcuni alberi di pesco, con le nuove varietà americane Amsden e Rosse di Maggio, più resistenti e produttive delle varietà autoctone. L’intuizione dell’avvocato Ferrio si rivela giusta. Il matrimonio delle nuove varietà col terreno roerino si rivela azzeccato: sono suoli calcarei, poveri e molto rustici, che però sanno dare frutti profumati e dolcissimi. Altri agricoltori della zona seguono l’esempio dell’avvocato.
La coltura delle nuove varietà di pesche si diffonde nelle colline della zona nel giro di pochi anni. Nel 1906 gli ettari coltivati a pesco sono 70, e saliranno a oltre 1000 ettari negli anni 20, con una produzione superiore ai 100.000 quintali annui. A Canale d’Alba si afferma, a partire dal 1908, un mercato giornaliero delle pesche, la cui fama si diffonde nel regno, e ne valica anche i confini; le pesche di Canale cominciano ad essere commercializzate anche sui mercati francesi e svizzeri.
Il frutto si afferma anche in cucina, in particolare nella preparazione dei dolci come la bavarese o i “persi pien” (pesche ripiene), vere delizie della tradizione culinaria piemontese.
Il pesco entra nel paesaggio e nella cultura del Roero e diventa la passione e l’orgoglio di un’intera generazione contadina. Si diffonde la passione per la ricerca di nuove altre varietà. Con il pesco si stabilisce un legame culturale ed affettivo, come testimoniano i pittoreschi nomi con cui i contadini battezzano le diverse cultivar, dal “fiordimaggio” al “beicme ben” e al “san giovanni”, dai “giaun e russ” al “repubblica” ed ai “de gasperi”.
E parlando di nomi pittoreschi, veniamo alla nostra pesca Lenin. Per spiegarne la storia, dobbiamo tornare al 1887, quando nel paese roerino di Castellinaldo nasce, da famiglia contadina, Giuseppe Marsaglia. Carattere sveglio e vivace, partecipa come alpino alla Grande Guerra. Rientrato alla vita civile, trova lavoro come meccanico alla FIAT. Già di fede socialista, in fabbrica diventa comunista. Negli anni 20 Giuseppe Marsaglia torna al paese natio, dove comincia a scontrarsi con i fascisti del posto. Dopo uno di questi scontri, il segretario comunale di Castellinaldo lo soprannomina Lenin. Lo “stranom” ha successo, e per tutti Giuseppe Marsaglia diventa Lenin. Un’altra passione di Giuseppe Marsaglia è la frutticoltura, e frequentando la scuola del professor Ferraris impara l’arte degli innesti. Uno dei suoi incroci, fatto nel 1928, porta a frutti di discrete dimensioni, buccia verde con sfumature rosse, polpa bianca tenera. Quando Giuseppe nel 1934 comincia a portare le sue pesche al mercato di Canale, per la gente diventa naturale chiamarle pesche Lenin.
Negli anni Trenta per le pesche di Canale comincia però il declino: iniziano ad affermarsi le pesche provenienti da altre regioni italiane, come Liguria, Emilia-Romagna, Friuli e il Salernitano. Le condizioni logistiche di Canale, ove per scelte politiche sbagliate non viene portata la ferrovia, la mettono in svantaggio rispetto alla concorrenza. Inoltre la domanda dei consumatori comincia ad indirizzarsi verso varietà a polpa gialla, mentre la produzione locale è in prevalenza a polpa bianca. Anche le imposte giocano a sfavore, perché la tassazione sui terreni a pesco supera quella prevista per i vigneti. Insomma, poco alla volta i contadini spiantano i peschi e tornano alla vigna.
Delle vecchie varietà di pesche di Canale, fino a pochi anni fa si trovavano alberi sparsi, negli orti e nelle vigne. Di recente cinque aziende roerine, riunite in un Presidio, hanno impiantato alcune centinaia di alberi di varietà Botto, San Pietro, Giallo del Porretto e Krummel October. Sono tutte accomunate da alcune caratteristiche che sono penalizzanti sui mercati odierni quali il colore di fondo verdastro, la piccola pezzatura, la forma irregolare, ma sono compensate da profumi intensi, aromatici e complessi e da un sapore straordinariamente ricco. E ricordano un’epopea straordinaria, quando il Roero e Canale erano la capitale italiana della pesca.

Per saperne di più, si suggerisce il libro La ‘Merica sui bricchi – protagonisti, vicende e mercati della peschicoltura roerina , di Roberto Savoiardo (edizioni Araba Fenice).

In attesa delle chiavi

Un aggiornamento da Genova Cornigliano. L’argomento, le paradossali avventure della Pro Loco di Cornigliano (e del suo giornale, Il Corniglianese), alla ricerca di una sede.
Scrive Riccardo Ottonelli, direttore editoriale:
“Scaduto il bando il 30 giugno u.s. e assegnataci come sede Pro Loco nei giorni successivi siamo sempre in attesa delle chiavi. Ma quanto c..avolo ci vuole dopo due anni che è vuota?”

La Grande Tirata 2017


Domani, 16 settembre, la Tirata 2017. La Grande Tirata è una manifestazione a carattere religioso che si svolge ogni sabato precedente la terza domenica di settembre a Mirabella Eclano, in Irpinia, in onore della Madonna Addolorata.
Essa consiste nel sollevamento e nel trasporto, per le vie della città, di un obelisco rivestito di paglia intrecciata, alto 25 metri, e trainato da 6 coppie di buoi.
L’obelisco è mantenuto in equilibrio da 38 funi di canapa da 50 metri ciascuna “tirate” dai funaioli, abitanti e turisti che con urla e canti sostengono la struttura e colorano la grande giornata di festa.

La cascata dimenticata

È uscito il numero di agosto de El Campanon, il semestrale della Pro Loco marchigiana di Sant’Angelo in Vado (pubblicata dal 1953, quindi fra le testate veterane fra quelle censite da GEPLI).
32 pagine in bianconero, di grande formato.
Fra i tanti articoli, uno dedicato a una delle potenziali attrazioni turistiche di Sant’Angelo in Vado, se fosse solo più pubblicizzata, e “ripulita” da infrastrutture industriali intorno che ne snaturano il contesto.
Parliamo della Cascata del Sasso. Una recente classifica delle 15 cascate più belle d’Italia include anche lei, segnalata come la più grande, grazie al suo fronte di 60 metri appaiato al salto di 12 metri.