Le fave di Pollutri


Mancano pochi giorni all’antichissimo rito della cottura delle fave, a Pollutri, provincia di Chieti, nell’entroterra vastese.
Il culto di San Nicola a Pollutri è profondamente radicato nella popolazione: al Santo patrono vengono dedicate, nel corso dell’anno, due feste: la prima domenica di maggio, a ricordo dell’arrivo delle reliquie a Bari, e il 6 dicembre, giorno natale del santo. Secondo la tradizione San Nicola avrebbe salvato la gente di Pollutri, durante una terribile carestia, moltiplicando miracolosamente un pugno di fave e riuscendo così a sfamare tutti. Da allora, ogni anno, a ricordo dell’avvenimento, la sera del 5 dicembre, sul sagrato della chiesa del SS. Salvatore, vengono predisposti diversi calderoni in cui vengono lessate le fave. Con l’accensione del fuoco inizia una bella sfida tra gli “attizzatori “, sostenuti dall’entusiasmo popolare, per far arrivare ad ebollizione per prima la propria caldaia. Le fave, appena pronte, vengono poi distribuite a tutti i presenti.
Grazie per la segnalazione al professore Gabriele Di Francesco, docente all’Università di Chieti/Pescara e profondo conoscitore delle tradizioni abruzzesi.
Un saluto anche al presidente della Pro Loco di Pollutri, Giuseppe D’Attilio, con l’augurio da parte di GEPLI che vada a buon fine il suo progetto di dotare l’associazione di un proprio giornale, dal titolo già individuato Pollutro Magazine.

I 60 anni del Circolo Italo Americano Corenese


Festeggiamenti per i 60 anni di vita del Circolo Italo Americano Corenese.
Fondato nel 1958 a Cleveland (stato dell’Ohio), il circolo rappresenta l’unione fra le due Coreno, quella che si è fatta spazio ed onore negli Stati Uniti d’America, e l’altra situata nel Lazio, “su una piccola altura alle falde del Monte Maio”.
Così ne da notizia l’ultimo numero de La Serra, periodico trimestrale della Pro Loco di Coreno Ausonio (FR).

La Sorgente interpella i lettori


Sondaggio in corso a La Sorgente, la testata semestrale della Pro Loco di Caposele.
Il direttore del giornale, Nicola Conforti, interpella i lettori, per raccogliere opinioni e suggerimenti utili a migliorare il giornale, che si sta avvicinando al traguardo del numero 100.
Un analogo sondaggio fu eseguito già una decina di anni fa, con buoni risultati.
Il termine utile per l’invio dei suggerimenti, via email o posta, è il 30 novembre.

La bruschetta


Riprendiamo, dal numero di novembre de La voce di Frascati e Colli Albani, la poesia “La bruschetta”.
Il vernacolo è quello romanesco, ma facilmente comprensibile anche ai non laziali.
Il componimento, autore Marco Biffani, illustra il fascino e la bontà della bruschetta, un alimento semplice e conosciuto a tutti che si distingue per la qualità eccelsa dei singoli componenti: il pane e l’olio.
Per ulteriori approfondimenti sullo scrittore Marco Biffani il sito è: http://www.marcobiffani.it/
Il sito della Pro Loco di Frascati è invece: http://www.prolocofrascati.com/

LA BRUSCHETTA
Na vorta ar contadino je bastava
er pane secco e l’ojo dell’olive
per smorzaje la fame sur lavoro
quanno se raccojeva er pommidoro..
“Fettunta” la chiameno In Toscana
“soma d’aj” a due fette ner Piemonte
“fedda ruscia” all’origano in Calabbria
e artrove la battezzano “panunto”.
C’è chi dice che ha preso la parola
dalla spazzola usata pei cavalli,
ma er vocabbolo viè da abbrustolita
o “bruscata” sur foco della brace
sulla piastra purchè sia bella calla
ma puro ar forno e ner sartapicchio.
È l’effetto de Marte sulle fette
de pane casereccio, a daje er nome.
Ma lassamo sto sfoggio de curtura
e passamo in cucina. Alla sostanza.
Tu strusci l’ajo crudo sulle facce
rese ruvide proprio dar calore
è sano e va sfregato a farabbutto
perché je dia quer pizzico orientale.
Un pò de sale non sta affatto male
e un filo d’ojo passi poi sur tutto,
d’oliva, l’estravergine, ch’è er mejo
der Paese der sole e anco d’er mare.
Semplicità, carattere italiano
è colore, salute e dà sostanza,
della campagna nostra ci’ha er profumo.
Ambasciatrice io vedo la “bruschetta”,
der magnare italiano è icona giusta
fatto de gusto sogni e fantasia
che ner Mediterraneo ci’ha la culla
ed è er cibbo più sano che ce sia.

Marco Biffani

La grande guerra

Un po’ in tutta Italia si susseguono le iniziative per ricordare i cento anni dalla conclusione della Grande Guerra.
Fra i tanti eventi organizzati, scegliamo la Settimana della Pace in corso di svolgimento a Mortegliano, nel cuore del Friuli, una località che fu scenario anche di un’importante battaglia decisiva per le sorti del conflitto, la “battaglia di Mortegliano” (ricordata in un nostro precedente post).

Nell’ambito della Settimana della Pace, domenica 28 ottobre si è inaugurata, presso il Campanile di Mortegliano, la Mostra foto-storica “Mortegliano 15-18”.
Domenica 4 novembre, la Settimana si conclude con un grande concerto in Duomo, con il Coro da Camera Gabriel Fourè – solisti dell’Orchestra San Marco di Pordenone.
Due eventi che sono anche l’occasione per valorizzare i due gioielli architettonici della località friulana: il campanile di Mortegliano, il più alto d’Italia, e il Duomo, imponente opera neogotica, della seconda metà dell’Ottocento. All’interno della maestosa chiesa, i visitatori possono ammirare la pala d’altare di Giovanni Martini,esempio di arte lignea rinascimentale del Friuli, la più grande opera del suo genere esistente in Regione, che attira ogni anno centinaia di visitatori dall’Italia e dall’estero.