Eventi e manifestazioni: Unpli Piemonte propone Manuale di buone pratiche

In Piemonte ci sono circa 1180 comuni. A parte Torino e altre 5 città, che superano i 50.000 abitanti, gli altri comuni sono cittadine e paesi di minori dimensioni. In queste realtà operano oltre un migliaio di associazioni Pro Loco, che ogni anno organizzano circa 6.000 manifestazioni.

Districarsi nel dedalo di norme e regolamenti necessari per la realizzazione di una manifestazione non è mai semplice: oggi, ad aiutare Pro Loco e amministrazioni comunali arriva il “Manuale di Buone Pratiche. Come organizzare in sicurezza eventi e manifestazioni”, realizzato da Unpli Piemonte con una commissione tecnica specializzata coordinata dal segretario generale Eleonora Norbiato ed il sostegno di ANCI Piemonte. Presentato a Torino nella mattinata di mercoledì 27 marzo a Palazzo Lascaris, il Manuale sarà ufficialmente disponibile dal prossimo 6 aprile. In tale data, alle ore 10, al Centro Congressi Santo Volto di Torino, in via Borgaro 1, UNPLI Piemonte presenterà il Manuale di Buone Pratiche ai sindaci dei comuni del Piemonte, tutti invitati, e alle oltre mille Pro Loco associate a UNPLI Piemonte.

“Una risorsa– spiega Alberto Avetta, presidente di ANCI Piemonte – che non ha pretese di carattere normativo ma si rivela incredibilmente utile per le amministrazioni, soprattutto nelle piccole realtà, che propongono manifestazioni rilevanti e di pregio, fondamentali non solo perché radicate nella tradizione ma anche per la buona economia locale che suscitano. Con questo manuale – prosegue – vogliamo fornire uno strumento che aiuti l’applicazione delle norme per tutelare la sicurezza nelle manifestazioni, aggiungendo un approccio professionale a quanto già fatto in passato”.

Un lavoro che ha coinvolto tecnici ed esperti, come spiega il presidente di Unpli Piemonte, Giuliano Degiovanni, che racconta come il manuale sia “una soluzione, che può essere certamente implementata, ma che mancava. All’indomani del decreto Gabrielli e delle circolari uscite in materia di sicurezza, infatti, la realtà si è fatta difficile per Pro Loco e piccoli comuni: le regole erano facilmente applicabili nelle grandi realtà, ma si traducevano, nelle piccole, in ostacoli spesso insormontabili. Insieme ai comuni e con l’aiuto di esperti e professionisti abbiamo lavorato per fornire linee guida, gettando le basi di quella che spero possa essere un’alleanza futura: una collaborazione per la salvaguardia di un bene comune”.

Un manuale che nasce quindi in Piemonte, ma che potrebbe diventare un utile riferimento anche per altre regioni.

Mortegliano, viaggio nel campanile più alto

Campanile e Duomo di Mortegliano

Sembra che il Politecnico di Milano abbia nelle settimane scorse confermato, nella contesa tra il Campanile di Mortegliano (UD) e il Torrazzo di Cremona, che è il primo, con i suoi 113,20 metri, a prevalere sul secondo, che si ferma a 112,27.

Dal sito di Friuli Venezia Giulia Turismo un articolo di Anna Maria Ometto racconta l’esperienza emozionante di viaggio nel campanile più alto d’Italia:

http://www.turismofvg.it/FVGlivexperience/Viaggio-nel-campanile-di-Mortegliano

Ricordiamo che sarà la Pro Loco di Mortegliano con il suo giornale L’Ape ad ospitare nel fine settimana del 15-16 giugno prossimi l’ottava edizione dell’Incontro Nazionale dei Giornali di Pro Loco.

È tornata “La Cantada”

Anche quest’anno, per Carnevale, la Pro Loco di Monfalcone si fa editore e fa uscire il numero unico, annuale, de La Cantada , rivista umoristico-satirica, in dialetto bisiàc, sui personaggi e i fatti della Bisiacarìa.

La rivista, giunta quest’anno all’edizione numero 64, oltre che distribuita gratuitamente ai soci pro loco, è in vendita in edicola.

Chi che no la ciol, no xe vero bisiac!

E per chi non è di quelle parti e non sa cos’è il bisiac e la Bisiacaria, ci viene in soccorso Wikipedia:

La Bisiacaria è la denominazione attribuita ad una zona meridionale della provincia di Gorizia. Può essere inclusa in un immaginario triangolo avente per lati il golfo di Panzano, il fiume Isonzo dalla foce a Sagrado e il limite occidentale dell’Altopiano Carsico. Questo territorio trova una sua definizione più dal punto di vista linguistico che quello geografico: è l’area in cui si parla il dialetto bisiacco, una particolare variante del veneto.

D come direttore, D come donna

Fra poco è l’8 marzo. Qui in evidenza le testate, fra quelle seguite da GEPLI, dirette da un direttore al femminile. C’è ancora molta strada per la parità, se sono solo 8, a fronte di oltre 60 giornali.

Eccole, procedendo da sud a nord:

Bianca Desideri, per A20 di Arzano
Patrizia Forlani, per ARCOBALENO d’ITALIA, UNPLI Nazionale
Rossana Ragionieri, per IL SEGNO DI EMPOLI
Cristina Turchet, per DIMENSIONE PROLOCO FONTANAFREDDA
Germana Cabrelle, per PRO CITTADELLA
Paola Pilotto, per IL GUADO DELL’ANTICO MULINO di San Pietro in Gu
Valeria Verri, per IL PAIS D’LU, di Lu Monferrato
Grazia Novellini, per IL PAESE di Magliano Alfieri

Auguri a tutte dallo staff di GEPLI.

A Gualdo Tadino “Il nuovo Serrasanta” cambia look

Il Nuovo Serrasanta, mensile di Gualdo Tadino, dal primo numero di gennaio 2019, cambia look. Dopo 12 anni passerà al formato A4, formato rivista, ritenuto dalla direzione del giornale più consono alla tipologia del mensile. Con la riduzione del formato, raddoppieranno il numero delle pagine: da 16 a 32.


Il cambiamento formale è inserito nel più vasto programma di rinnovamento che la testata ha intrapreso all’indomani della scomparsa, lo scorso agosto, del direttore storico Valerio Anderlini, ora sostituito dal nuovo direttore Riccardo Serroni 
Così in un comunicato viene spiegata la scelta di questo cambiamento:

“Innanzi tutto la volontà di cambiare anche graficamente per dare un segnale di freschezza. Poi la necessità di rendere più razionale la disposizione dei testi e più facilmente gestibile l’impaginazione. Non muteranno, però, i contenuti. Il giornale proseguirà sul percorso intrapreso già da diverso tempo nella direttrice dell’approfondimento e del dare visibilità alle storie interessanti che riguardano la nostro comunità. Con un occhio che spazia anche sul territorio della fascia appenninica.”

La Pro Loco: un buon editore?

Il titolo è volutamente un po’ provocatorio, e riprende un’analoga riflessione già esposta in un post di qualche anno fa.

Lo spunto per questo approfondimento arriva scorrendo l’elenco delle anagrafiche raccolte in questi anni da GEPLI. GEPLI, come noto, è il forum che sulla rete si occupa dei giornali nati in ambito Pro Loco. Alcuni di questi giornali però, nel corso delle loro vite, si staccano dalla casa madre Pro Loco e cominciano un percorso autonomo. C’è da chiedersi il perché. La risposta è che non sempre l’ambiente prolochese si rileva il più adatto per la vita del giornale. Il giornale ha bisogno di stabilità, di affondare le proprie radici all’interno della comunità e di stabilire un rapporto di credibilità con i propri lettori. E’ un percorso che dura anni. Questa stabilità nel tempo la Pro Loco spesso non riesce a garantirla: cambiano le persone, subentra un nuovo direttivo, quelli che avevano fatto nascere il giornale e se ne occupavano vengono meno. Il giornale viene lasciato morire. In qualche caso il giornale invece sopravvive separandosi come gestione dalla Pro Loco.

La conferma che quanto sopra capiti ci arriva dalle storie reali di alcuni di questi giornali. Ne raccontiamo qualcuna.

In Piemonte, due esempi. Il giornale Al Pais d’Lu nasce all’interno della Pro Loco di Lu Monferrato, nel 1976. Dopo qualche anno giornale e Pro Loco, per dissidi nella gestione, decidono di separare le loro strade, e il giornale allarga il suo raggio d’azione su altri comuni limitrofi.

Stessa cosa, ma motivata dalle sole esigenze di crescita, la troviamo spostandoci dalla provincia di Alessandria a quella di Cuneo, sulle colline del Roero: la testata Il Paese nasce anche lei nel 1976 presso la Pro Loco di Magliano Alfieri. Negli anni successivi la testata, per raggiungere le dimensioni sufficienti a garantire l’autosostentamento (il giornale non ospita pubblicità ma si sostiene con le quote di abbonamento dei lettori) si allarga progressivamente ad altri 6 piccoli comuni limitrofi; la figura di editore del giornale viene quindi spostata su un’associazione culturale che porta lo stesso nome della testata, e condivide con la Pro Loco madre la sede fisica.

In Umbria, a Gualdo Tadino, L’Eco del Serrasanta comincia le sue pubblicazioni ad opera della Pro Tadino da gennaio 1988, ma per problemi vari le uscite del giornale vengono sospese. Il direttore, e fondatore del giornale, Valerio Anderlini (scomparso l’anno scorso) fa ripartire il giornale nel 2007 come Il nuovo Serrasanta, edito dall’Accademia dei Romiti.

In Puglia, provincia di Brindisi, storia analoga per Il Punto: inizialmente testata mensile della Pro Loco di San Vito dei Normanni, ora è edita da un’associazione culturale che porta lo stesso nome del giornale.

Ultima storia, dalla Campania: quella de Il Caudino. Il giornale nacque nel 1986 come notiziario della Pro Loco di Cervinara. Così sono descritti, sul sito del giornale, gli anni successivi. “Le prime difficoltà, però, non tardarono a manifestarsi e vennero proprio all’interno della Pro Loco: pochi soci prestavano la propria disinteressata collaborazione, e molti erano, per contro, i censori. Ci rendemmo conto, allora, che il giornale poteva sopravvivere soltanto fuori dalla Pro Loco. Fu così che ci decidemmo a costituire, l’anno successivo, l’Associazione Culturale Caudium che rilevò il giornale”