Crollo del viadotto Morandi: la testimonianza di un soccorritore

Dal giornale Cose Nostre, di Caselle Torinese.

La vigilia del ferragosto di quest’anno difficilmente ce la potremo scordare. Su quel maledetto viadotto ci siamo passati tutti, per lavoro o per piacere. Quanto è capitato alle 43 vittime, poteva capitare a ciascuno di noi: questo è il pensiero immediato in quel mezzogiorno in cui si è diffusa la notizia. Tante ora le polemiche sul disastro, e sulla domanda se poteva essere evitato. Nessuna critica invece sulla macchina dei soccorsi, ed è di questa che vogliamo parlare, grazie alla testimonianza di un nostro concittadino, vigile del fuoco, presente sul posto nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all’evento.

Ve lo presentiamo. Si chiama Gioacchino Alfino, per tutti Jack, classe 1970, casellese da sempre. Ci ha indirizzato a lui un altro vigile del fuoco casellese, Mauro Cavallo, che tutti ricordiamo per i soccorsi al Rigopiano; Genova, questa volta non gli è toccata: essendo appena smontato da un altro turno, non era in servizio la vigilia di Ferragosto. Come Mauro, anche Jack arriva dal distaccamento dei vigili del fuoco volontari di Caselle. Jack vi era entrato a 21 anni, nel 1991. “Ho operato come volontario fino al 2007. Il distaccamento di Caselle è stata per me una grande scuola, e non posso non citare, come maestri anche di vita, Gianfranco Cavallo prima e Roberto Turletto poi. Nel 2007, la grande opportunità di diventare vigile del fuoco a tempo pieno, al Comando Provinciale di Torino. La realizzazione di un sogno. Per me il mestiere più bello del mondo. Una scelta di vita. Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato a realizzarla.”

Veniamo a quel 14 agosto. “Io facevo parte della colonna montante in quel giorno. Come in qualunque giorno dell’anno, con turni di 12 ore, al Comando ci sono due sezioni operative pronte all’intervento. Quando arriva la chiamata, entro pochi minuti si deve partire. Nel caso di eventi grossi, la mobilitazione arriva dal Centro Operativo Nazionale, che definisce quali Direzioni Regionali coinvolgere, in genere privilegiando la vicinanza geografica al luogo dell’evento. Nel caso del viadotto Morandi, la chiamata per i necessari rinforzi è arrivata alle Direzioni di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana.
Delle circa 100 unità mobilitate in Piemonte, una quarantina riguardava il nostro comando provinciale di Torino. Dalla caserma di Corso Regina io sono partito con la prima colonna che è uscita; in tutto eravamo in 15: una sezione operativa di 9 persone, un nucleo NBCR di 4 unità, più funzionario ed autista. Era circa mezzogiorno e mezza.
Intanto dal nostro nucleo elicotteri presso l’aeroporto di Caselle decollava per Genova “Drago 66”, il modello più grande fra quelli in dotazione. L’elicottero ovviamente è arrivato prima di noi. All’uscita dell’autostrada a Genova, una scorta di polizia ci ha aiutato ad uscire dagli ingorghi che si stavano creando.
Dopo un veloce passaggio presso il Comando genovese per ricevere direttive, fra le 14,30 e le 15 eravamo operativi sul posto. Scesi con l’aiuto delle scale sul greto del Polcevera, la situazione che si è presentata ai nostri occhi sembrava il set di un film di guerra, o del genere catastrofico. Io comincio ad avere una certa esperienza, avendo partecipato ai soccorsi dopo i terremoti dell’Emilia Romagna e dell’Aquila, e quest’anno a maggio al disastro ferroviario a Caluso. Ebbene, ogni soccorso fa storia a sé, c’è sempre qualcosa di diverso.
In questo caso, impressionante era la dimensione dei blocchi di calcestruzzo conficcati nel suolo. Forse ricordate, dai filmati apparsi nei telegiornali, quello spezzone di ponte con l’asfalto stradale in vista: ebbene, era penetrato nel terreno per diversi metri. Impressionante.
Abbiamo cominciato la ricerca di eventuali superstiti. Nel frattempo ci avevano raggiunto le altre squadre di colleghi: le squadre USAR con le unità cinofile, i SAF, le macchine movimento terra, i gruppi faro. Si sono alzati in volo i droni; grazie a loro e ai nostri elicotteri sono state tracciate le mappe che ci hanno guidato nelle operazioni. A differenza di altre situazioni, eravamo solo noi soccorritori ad operare, senza estranei e curiosi da tenere a bada, come capita in altri soccorsi.
Tecnicamente, insomma, abbiamo lavorato bene, anche se, nella zona a noi assegnata, sul greto del torrente sotto il viadotto, sopravvissuti purtroppo non ce n’erano. E a questo proposito voglio dare il giusto risalto al lavoro fatto dai cani delle nostre unità cinofile: si sono infilati in buchi e fessure impossibili, hanno patito il caldo, tanto che dovevamo bagnarli per dare loro un po’ di sollievo.

Dal pomeriggio di martedì, vigilia di ferragosto, abbiamo lavorato ininterrottamente fino a sabato. Dormivamo sul posto, avendo montato nelle vicinanze tende e brandine: dormire per modo di dire, in casi come questi ti corichi per un paio di ore, tanto per recuperare le forze e poi ricominciare.

Questo è il nostro lavoro, e non lo scambierei con altri per nessuna ragione al mondo”.

In attesa delle chiavi

Un aggiornamento da Genova Cornigliano. L’argomento, le paradossali avventure della Pro Loco di Cornigliano (e del suo giornale, Il Corniglianese), alla ricerca di una sede.
Scrive Riccardo Ottonelli, direttore editoriale:
“Scaduto il bando il 30 giugno u.s. e assegnataci come sede Pro Loco nei giorni successivi siamo sempre in attesa delle chiavi. Ma quanto c..avolo ci vuole dopo due anni che è vuota?”

Dopo il panettone, la colomba

Uscito il numero 3 de Il Corniglianese di Genova.
Ne da notizia il sito Facebook del giornale, così commentando:                                                                          Esce domani pomeriggio “Il Corniglianese”. Ancora una volta questa banda di sgarrupati senza fissa dimora a cui nessuno avrebbe dato un euro ce l’ha fatta. Grazie a tutti coloro che ci sostengono. Gli altri se ne facciano una ragione.

evidenza-marzo-2016
Ironico l’editoriale, titolato Fantapasqua, del direttore del giornale, Enrico Cirone, circa il fatto che il giornale, sempre alle prese con problemi di autofinanziamento, “dopo il panettone è arrivato a mangiare anche la colomba”.
Da citare anche, a pagina 2, l’articolo del direttore editoriale Riccardo Ottonelli, sulla disattenzione dei politici locali nei confronti della Pro Loco: a dimostrazione il persistere dell’assenza della disponibilità di una sede, a cui possano appoggiarsi Pro Loco e giornale.

Il Corniglianese: un giornale “itinerante”

testata Corniglianese

Primo intervento del nuovo direttore editoriale Riccardo Ottonelli, sul numero di febbraio. Ecco alcuni parti salienti del suo pezzo, in cui illustra la linea editoriale del giornale, definito giornale itinerante senza contributi pubblici.
“Il nostro non è un giornale che vuole essere populista a tutti i costi e ha infatti da subito preso le distanze da volontà di protagonismo, mal di pancia e tentativi di inficio di alcuni che pensavano di farne un uso personale.” “Il giornale, ricordo che insieme alla Pro Loco non ha una sede, è ospite itinerante di associazioni e parrocchie e si propone come informatore generalista, culturale e interfaccia fra le quotidiane esigenze dei corniglianesi e le istituzioni locali, spesso poco attente alle reali esigenze di un quartiere come il nostro”.
Una linea editoriale chiara e condivisibile, per un mensile nato 4 anni fa e che rappresenta nel panorama dei nostri giornali Pro Loco una particolarità, per la natura urbana, anziché rurale, della comunità che rappresenta (Cornigliano, ricordiamolo, è un quartiere di Genova).