Narrazioni di pandemia

 

Gabriele Di Francesco

Giovedì 15  aprile il prof. Gabriele Di Francesco, docente di Sociologia presso l’Università D’Annunzio di Chieti -Pescara ha presentato, sulla piattaforma Microsoft Teams, il volume “NARRAZIONI DI PANDEMIA – Esperienze soggettive e dimensioni sociali”.

A dialogare con l’autore, nel corso del collegamento, il prof. Everardo Minardi dell’Università di Bologna e Teramo.
Il volume è un grande affresco narrativo della vita degli studenti dell’Università “G. d’Annunzio” durante la prima e la seconda fase della pandemia. Attraverso riflessioni autobiografiche espone i risultati di una ricerca condotta nell’ambito del corso di Metodologia e tecniche della ricerca sociale e nei seminari di Sociologia della Salute e di Metodi di ricerca non-standard nel corso del corrente anno accademico 2020-2021. 
All’interno del libro, il professor Di Francesco ha raccolto 28 saggi, scritti da altrettanti studenti o laureandi del corso di studi. Il messaggio che arriva da questi scritti è l’evidenza della necessità di condivisione e di collegamento con gli altri che si manifesta prepotente durante l’esperienza pandemica.

Un grazie ai lettori

Un editoriale pienamente condivisibile quello di Riccardo Serroni, direttore de Il Nuovo Serrasanta, sul primo numero dell’anno del mensile di Gualdo Tadino.

Ne riprendiamo qualche passaggio.

… L’entusiasmo per andare avanti ce lo date voi lettori che ogni anno rinnovate il vostro abbonamento o vi recate in edicola per acquistare il nostro prodotto. E ce lo danno anche gli inserzionisti che, nonostante la crisi, continuano a sostenerci. … L’esplodere della comunicazione sul web ha messo in crisi la carta stampata. Non così il nostro giornale che sta imparando a convivere con queste altre forme di comunicazione e continua ad avere un numero fedele di lettori di poco inferiore a quello di alcuni anni fa. … Noi vorremmo che la nostra rivista entrasse in ognuna delle famiglie gualdesi come il giornale della città, perchè tale è. … Un appello lo rivolgo anche ai giovani. Se cercate una palestra in cui esercitare le vostre abilità nella scrittura, questa è casa vostra, qui troverete chi vi accoglie e vi guida. Ricordate che il modo migliore per imparare a scrivere è quello di scrivere.

Non è solo carta

La testata de “Il Paese”

Da uno degli ultimi numeri de “Il Paese”, bimestrale del Roero:

“Dopo averli letti, conserva tutti i numeri de “Il Paese” che ricevi: non è solo carta che si aggiunge alla carta già presente a casa tua. Contengono la “piccola storia” quotidiana della comunità del paese dove vivi, che, un giorno, i tuoi figli o nipoti, (dopo averla magari snobbata oggi) riscopriranno nella tua libreria, rileggendola per capire come vivevano e cosa pensavano i loro genitori o nonni”.

Frasi che valgono per tutti i nostri giornali. Alcuni di essi, per favorire la conservazione, rendono disponibili le annate rilegate. Lo fa anche “Il Paese”, con ristampe rilegate triennali del giornale. L’ultima uscita è stata pubblicata nel 2016, con la prefazione affidata al noto giornalista Aldo Cazzullo.

Una su cento ce la fa

Siamo a due settimane dallo svolgimento di quella manifestazione, l’Incontro Nazionale dei Giornali Pro Loco, proposta ed organizzata con cadenza annuale da Gepli.
In questi giorni ci capita spesso, per via dei contatti da tenere, di sfogliare l’elenco di questi giornali, un elenco che man mano Gepli tiene aggiornato, registrando le nuove nascite e, ahimè, le cessazioni. E’ tutt’altro che facile, infatti, per associazioni di volontari, condurre e mantenere un giornale. Parliamo per esperienza diretta.
Il numero totale di queste testate si aggira sulla sessantina.
Sappiamo, dai numeri UNPLI, che le Pro Loco in Italia passano le seimila unità.
Viene spontaneo fare la proporzione, testate giornalistiche rispetto a pro loco esistenti, e dire, storpiando il verso della bella canzone di Gianni Morandi:
“Una su cento ce la fa”.

Casalmaggiore, riflessioni sul rinnovo dell’associazione

In molte delle nostre Pro Loco queste settimane sono quelle in cui si rinnovano i consigli direttivi e si attribuiscono le cariche interne, a partire dalla nomina del Presidente.
Così è capitato anche a Casalmaggiore (CR), la settimana scorsa, dove è tornato ad essere presidente, per acclamazione, Marco Vallari. “Tornato”, in quanto Marco Vallari presidente dell’Associazione lo era stato fino a sei anni fa, quando era avvenuto un cambio generazionale che aveva portato un team di giovanissimi alla guida della Pro Loco, con Cinzia Soldi che per due mandati ha retto la presidenza.
Nell’ultimo numero del bimestrale edito dalla Pro Loco, “Casalmaggiore”, un articolo dello stesso Marco Vallari, dal titolo “Le sfide indispensabili” ragiona pacatamente su questi processi generazionali. “Avere dei giovani in associazione comporta inevitabilmente dei problemi. I giovani hanno fisiologicamente meno tempo da dedicare alla vita associativa, io stesso lo provo sulla mia pelle. Essi hanno professioni impegnative, studiano, hanno famiglia e bambini piccoli, hanno molteplicità di interessi ed è innegabile la difficoltà per loro nel gestire un ente complesso come il nostro”. Prosegue poi Marco: “Quello che è necessario oggi è l’ingresso di uno o più pensionati giovani. in grado di usare il computer, che possano essere assidui nella frequentazione della sede e abbiano ovviamente tempo libero da dedicare all’associazione.”
Insomma, la ricetta ottimale è un buon mix fra le varie generazioni.

Carnevale, ragionando sulla crisi

Siamo a marzo. Le manifestazioni di Carnevale sono terminate. Talvolta con buon successo di pubblico, da altre parti no.
Malo, provincia di Vicenza, è cittadina ove il Carnevale, fatto con le sfilate dei carri, ha una grande tradizione, tant’è che l’edizione di quest’anno era la numero 94. Ma c’è qualcosa che non va.
Denis Zordan, della Pro Loco di Malo, ci ragiona su, in un articolo dal titolo “Carnevale, che fare?” sull’ultimo numero di Malo 74.
Riprendiamo una parte dell’articolo, che contiene ragionamenti applicabili a realtà di altre Pro Loco.
“Sarà pure un paradosso, ma mentre negli ultimi 20-25 anni i carnevali dei paesi del Vicentino sono piano piano cresciuti, Malo si è arenata e pare in qualche modo il Grande Malato della zona. … C’entra la concorrenza con altre forme di divertimento? Probabile, e non si può stupirsi più di tanto se invece che andare tre o quattro mesi in un capannone al freddo ogni sera, un giovane (o un diversamente giovane) decide di guardare la tv e i canali a pagamento, stare su Facebook o su una chat, giocare alla Playstation, eccetera. La moltiplicazione dell’offerta di intrattenimento ha avuto sicuramente effetto su una tradizione come quella carnevalesca, non si può far finta di ignorarlo. Ma se ogni anno ci limitiamo a dare la colpa della crisi alla Pro Malo – anch’essa ormai all’osso per il ricambio di personale – o a lagnarci che la kermesse sta morendo e non deve finire, questi nodi non li scioglieremo in alcun modo. Vogliamo che il Carnevale non muoia? Occorre che si ritorni a remare tutti assieme nella stessa direzione, e a farlo in tanti soprattutto. Sarò brusco, ma credo che non sia più il tempo di nobili retoriche sulle tradizioni. Una tradizione che non si sente più è vecchiume, punto e basta. Quello che va ritrovato è l’amore per essa, con le motivazioni che ce l’hanno fatta amare.”