Domeniche di gusto

Chiuse con buon successo di partecipazione di pubblico le tre domeniche pomeriggio, nella galleria commerciale del Bennet di Caselle, di presentazione di prodotti tipici del territorio.
L’iniziativa, portata avanti grazie a una collaborazione fra Pro Loco di Caselle Torinese e la direzione della Galleria Commerciale del Bennet, ha visto l’offerta, ai visitatori del centro commerciale, di assaggi dei seguenti prodotti:
– domenica 8, il salame di turgia, specialità gastronomica del nostro territorio;
– domenica 15, il melicotto, dolce tipico a base di farina di meliga proposto in collaborazione con la Pro Loco di Pianezza;
– domenica 22, la riproposizione del dolce tipico casellese, il pan gindru, confezionato dalla Pasticceria Castelli di via Cravero, Caselle.
Nelle foto, alcune immagini dello stand allestito nelle tre domeniche, ove è stato lasciato spazio anche alla divulgazione del numero 500 del giornale di Caselle, Cose Nostre, edito dalla Pro Loco.



Cento anni fa, la battaglia di Mortegliano


24 ottobre 1917, la disfatta di Caporetto. 10 novembre 1917, lo scontro decisivo sul Piave. Fra queste due date, decisivi alcuni episodi bellici avvenuti in terra friulana, fra cui la battaglia di Mortegliano del 30 ottobre 1917.
A Mortegliano, piccolo comune agricolo della pianura udinese, si svolse un combattimento importante: qui le truppe della Seconda Armata italiana, con la collaborazione della popolazione locale, rallentarono l’avanzata della Prima Divisione austriaca, quel tanto che basta a consentire alla nostra Terza Armata il completamento del ripiegamento oltre la linea del Tagliamento. Il prezzo pagato furono fra i 300 e 400 caduti in Mortegliano, e l’incendio di numerosi fabbricati civili ove si era concentrata la resistenza.
L’episodio bellico è stato in queste settimane, a cento anni di distanza, ricordato con numerose iniziative, a cui ha collaborato la Pro Loco Comunità di Mortegliano, Lavoriano e Chiasellis. Lo storico Roberto Tirelli ha presentato la pubblicazione “Ove si formò e si difese l’invitta Terza Armata. Mortegliano nella Grande Guerra”, poi distribuita, a cura della Pro Loco, a tutte le famiglie del paese. La stessa Pro Loco ha anche curato l’allestimento, presso l’atrio del Palazzo Municipale, di una mostra di documenti storici sulla Grande Guerra.
Ricordiamo che la Pro Loco di Mortegliano è anche editore della testata L’Ape, una delle tre presenti in regione, e partecipa attivamente alle iniziative di GEPLI. Le altre Pro Loco editrici di giornali in Friuli sono Spilimbergo, con Il Barbacian, e Fontanafredda, con Dimensione Proloco.

Un commiato rinviato

“L’editoriale di questo numero segna la fine di un lungo percorso” così esordiva il pezzo di apertura dell’ultimo numero, il numero 94, della testata La Sorgente. Il direttore Nicola Conforti proseguiva poi annunciando il suo commiato dal giornale, dopo un cammino lungo quasi mezzo secolo, percorso “senza fretta ma senza soste”. Un po’ di rammarico per il non aver potuto raggiungere il traguardo dei 100 numeri; la soddisfazione comunque di aver fatto crescere il giornale, dalle 8 pagine iniziali alle 56 attuali, coperte da una rete di collaboratori che oscilla da 50 a 60 persone.
L’editore del giornale, la Pro Loco di Caposele, non ha accettato questa decisione, e ha chiesto a Nicola Conforti di ripensarci. Questa la lettera inviata dalla Presidente, Concetta Mattia: “Caro Nicola, in un primo momento, quando mi anticipasti la tua intenzione di lasciare la direzione de La Sorgente, pensai un po’ disorientata, di non divulgare la notizia nemmeno in associazione, sperando in un tuo ripensamento. Poi però, quando inviasti a tutti noi redattori, l’anteprima dell’editoriale di commiato, pur comprendendo e condividendo le tue motivazioni quali decisioni serie e sofferte, ho deciso, insieme a tutto il direttivo della pro loco Caposele, di non rassegnarmi all’idea e di cercare, discutendone, una modalità che ti permettesse invece di continuare quantomeno a collaborare e non a distaccarti totalmente, come sembrava volessi fare, da quello che ho e abbiamo sempre identificato come il tuo progetto più appassionato e appassionante: il periodico di Caposele, La Sorgente! Non era ancora il tempo, non riuscivamo a pensare ad un nuovo assetto e, in realtà, ci siamo accorti subito di non essere certo gli unici a sentire questa esigenza: Le tante, tantissime testimonianze di sgomento, preoccupazione e vicinanza, hanno confermato i nostri sentimenti e così organizzammo quell’incontro in sede durante il quale, una volta di più, ti esternammo l’apprezzamento per il tuo lavoro e il nostro pensiero rispetto al legame praticamente indissolubile che esiste tra te e il tuo operato di direttore, un legame che riteniamo debba rimanere tale e che pertanto, oggi vuole che tu attinga alle riserve di spirito, di passione e abnegazione ove quelle di vigore fisico fossero un po’ limitate, e ti permetta col nostro maggiore supporto, di continuare insieme questa opera meritoria. Così hai scelto di fare fortunatamente e, ringraziandoti affettuosamente per questo essere tornato sui tuoi passi, abbiamo intrapreso nuovamente il cammino verso le prossime pubblicazioni, convinti tutti che saranno tante, particolari, belle e sempre dedicate alle vicende del nostro amato paese. Grazie davvero caro, per tutto quello che hai sempre fatto e che farai ancora per questo giornale, per questa associazione e per la nostra comunità. A presto, direttore! Con la stima e l’affetto di sempre.”

Nicola Conforti riceve la targa nel corso del 5° convegno Gepli a Cimitile/Palma Campania

Festa per i 500 numeri

Festa grande, giovedì 12 ottobre, nella sede della Pro Loco di Caselle Torinese. Oggetto del festeggiamento, il raggiunto traguardo, nel mese di settembre, della cinquecentesima uscita del mensile Cose Nostre, che ha la Pro Loco di Caselle Torinese come editore.
Giovedì 12 era anche, non a caso, la serata dedicata alla piegatura e al confezionamento per la spedizione del numero di ottobre, il numero 501, per l’appunto. Si è colta l’occasione della presenza del gruppo dei volontari “piegatori” per estendere la tradizionale cena, che si svolge ogni mese a fine del lavoro di piegatura, allargando l’invito agli altri collaboratori del giornale (redattori, collaboratori delle varie rubriche, addetti alla pubblicità, ecc) e all’intero direttivo della Pro Loco.
Nelle foto alcune immagini della serata.

A tavola

Il direttore Elis Calegari (a destra) col suo predecessore Gianni Rigodanza

I componenti del direttivo della Pro Loco con le riproduzioni della prima pagina del numero 500 di Cose Nostre

La torta del numero 500.

Anche a Cervinara, sagra della castagna

Su segnalazione del giornale Il Caudino, la Sagra della Castagna, a Cervinara il 28 e 29 ottobre. La manifestazione è giunta all’edizione numero 38.

La strana storia della pesca Lenin

Lo spunto per la rubrica Piazze Amiche, su Cose Nostre di settembre, arriva da un libro che Roberto Savoiardo, corrispondente del giornale “Il paese” da Vezza d’Alba e cultore di storia locale, tratta nel suo ultimo libro: “La Merica sui bricchi – protagonisti, vicende e mercati dalla peschicoltura roerina”. Il bimestrale “Il paese”, inizialmente partito dalla Pro Loco di Magliano Alfieri, con le sue 1900 copie raggiunge i sette comuni della Sinistra Tanaro del Roero (provincia di Cuneo).

La curiosa storia della pesca “Lenin”
Siamo, con la nostra storia, nell’ultimo ventennio dell’800. Il posto è Vezza d’Alba. La coltura qui da sempre dominante, quella della vite, sta attraversando un periodo nero. Il marìn, il vento freddo del mare, è da diverse annate che imperversa, portando nelle vigne la maledizione della peronospora, a cui segue quella della fillossera. Le produzioni vinicole crollano. Migliaia di piccoli proprietari sono sul lastrico. L’unica speranza sembra essere l’emigrazione, nella Merica e nell’Argentina.
A Vezza d’Alba, un avvocato, Ettore Ferrio, appassionato agronomo, impianta in un suo fondo, in località Bricco San Martino, alcuni alberi di pesco, con le nuove varietà americane Amsden e Rosse di Maggio, più resistenti e produttive delle varietà autoctone. L’intuizione dell’avvocato Ferrio si rivela giusta. Il matrimonio delle nuove varietà col terreno roerino si rivela azzeccato: sono suoli calcarei, poveri e molto rustici, che però sanno dare frutti profumati e dolcissimi. Altri agricoltori della zona seguono l’esempio dell’avvocato.
La coltura delle nuove varietà di pesche si diffonde nelle colline della zona nel giro di pochi anni. Nel 1906 gli ettari coltivati a pesco sono 70, e saliranno a oltre 1000 ettari negli anni 20, con una produzione superiore ai 100.000 quintali annui. A Canale d’Alba si afferma, a partire dal 1908, un mercato giornaliero delle pesche, la cui fama si diffonde nel regno, e ne valica anche i confini; le pesche di Canale cominciano ad essere commercializzate anche sui mercati francesi e svizzeri.
Il frutto si afferma anche in cucina, in particolare nella preparazione dei dolci come la bavarese o i “persi pien” (pesche ripiene), vere delizie della tradizione culinaria piemontese.
Il pesco entra nel paesaggio e nella cultura del Roero e diventa la passione e l’orgoglio di un’intera generazione contadina. Si diffonde la passione per la ricerca di nuove altre varietà. Con il pesco si stabilisce un legame culturale ed affettivo, come testimoniano i pittoreschi nomi con cui i contadini battezzano le diverse cultivar, dal “fiordimaggio” al “beicme ben” e al “san giovanni”, dai “giaun e russ” al “repubblica” ed ai “de gasperi”.
E parlando di nomi pittoreschi, veniamo alla nostra pesca Lenin. Per spiegarne la storia, dobbiamo tornare al 1887, quando nel paese roerino di Castellinaldo nasce, da famiglia contadina, Giuseppe Marsaglia. Carattere sveglio e vivace, partecipa come alpino alla Grande Guerra. Rientrato alla vita civile, trova lavoro come meccanico alla FIAT. Già di fede socialista, in fabbrica diventa comunista. Negli anni 20 Giuseppe Marsaglia torna al paese natio, dove comincia a scontrarsi con i fascisti del posto. Dopo uno di questi scontri, il segretario comunale di Castellinaldo lo soprannomina Lenin. Lo “stranom” ha successo, e per tutti Giuseppe Marsaglia diventa Lenin. Un’altra passione di Giuseppe Marsaglia è la frutticoltura, e frequentando la scuola del professor Ferraris impara l’arte degli innesti. Uno dei suoi incroci, fatto nel 1928, porta a frutti di discrete dimensioni, buccia verde con sfumature rosse, polpa bianca tenera. Quando Giuseppe nel 1934 comincia a portare le sue pesche al mercato di Canale, per la gente diventa naturale chiamarle pesche Lenin.
Negli anni Trenta per le pesche di Canale comincia però il declino: iniziano ad affermarsi le pesche provenienti da altre regioni italiane, come Liguria, Emilia-Romagna, Friuli e il Salernitano. Le condizioni logistiche di Canale, ove per scelte politiche sbagliate non viene portata la ferrovia, la mettono in svantaggio rispetto alla concorrenza. Inoltre la domanda dei consumatori comincia ad indirizzarsi verso varietà a polpa gialla, mentre la produzione locale è in prevalenza a polpa bianca. Anche le imposte giocano a sfavore, perché la tassazione sui terreni a pesco supera quella prevista per i vigneti. Insomma, poco alla volta i contadini spiantano i peschi e tornano alla vigna.
Delle vecchie varietà di pesche di Canale, fino a pochi anni fa si trovavano alberi sparsi, negli orti e nelle vigne. Di recente cinque aziende roerine, riunite in un Presidio, hanno impiantato alcune centinaia di alberi di varietà Botto, San Pietro, Giallo del Porretto e Krummel October. Sono tutte accomunate da alcune caratteristiche che sono penalizzanti sui mercati odierni quali il colore di fondo verdastro, la piccola pezzatura, la forma irregolare, ma sono compensate da profumi intensi, aromatici e complessi e da un sapore straordinariamente ricco. E ricordano un’epopea straordinaria, quando il Roero e Canale erano la capitale italiana della pesca.

Per saperne di più, si suggerisce il libro La ‘Merica sui bricchi – protagonisti, vicende e mercati della peschicoltura roerina , di Roberto Savoiardo (edizioni Araba Fenice).